Cannabis Light e la maxi inchiesta di Torino finita nel nulla per inconsistenza delle accuse
La situazione sulla Cannabis Light riguarda oggi due sentenze, in primis il Tribunale di Torino a cui, con pubblicazione dell’8 settembre, si è aggiunto, con lo stesso tipo di giudizio, anche il Tribunale di Trento. Prima della legge approvata lo scorso aprile, dispositivo votato alle Camere e con cui i parlamentari hanno dimostrato di non avere cognizione di cosa fosse il prodotto da loro normato, la Cannabis Light poteva essere prodotta e venduta liberamente. Adesso, proprio sul tentativo di bloccare il commercio della Cannabis Light e la maxi inchiesta di Torino è calato il sipario svelando la realtà: è un prodotto senza capacità “drogante”, si può produrre e commerciare.
Da due anni era in corso questo procedimento per appurare la situazione su 14 indagati che si occupavano di coltivazione e vendita di Cannabis Light. L’accusa era di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti. Ebbene, dopo tanto lavoro è stata evidenziata l’inconsistenza delle accuse archiviandole, liberando così la posizione degli indagati.
Lo stesso Pubblico Ministero ha definito l’attività “essenzialmente lecita“, tanto che il giudice ha sentenziato l’iter di archiviazione concludendo il procedimento.
Da sottolineare che tutto questo aveva causato il sequestro di 2 tonnellate circa in infiorescenze per un valore di 18 milioni di euro. Danno economico ingente per quelle imprese. Furono avviate perquisizioni in aziende, negozi e appartamenti in diversi territori del torinese e non solo, come a Cuneo, poi lungo l’Italia come a Forlì-Cesena, Lecce, Milano, Monza-Brianza e Rimini.
Il problema vero, frutto di tutta questa vicenda, riguarda il dissequestro della merce: ormai è inservibile, mentre rimane il puro e durissimo danno economico.
Cannabis Light e la maxi inchiesta di Torino: la situazione preesistente e le parole di Luca Fiorentino
Come più volte raccontato e descritto su Canapa Oggi (link 1) – (link 2) – (link 3) l’essenza della Cannabis Light, sorvolando sulle polemiche anche politiche oltre che giuridiche, è che il contenuto psicotropo e psicoattivo in THC presente in questo prodotto è estremamente basso, proprio entro i termini della legge 242 del 2 dicembre 2016 (link), attiva a gennaio 2017.

Luca Fiorentino
Anche sentenze della Corte di Cassazione (articoli rintracciabili ai primi tre link indicati prima) permisero agli imprenditori del settore di lavorare per la Cannabis Light pur non essendo direttamente indicata nella legge. L’importante era ed è partire dalla pianta iniziale, quella senza principi psicotropi.
La stessa 242 ha sempre permesso di coltivare la Canapa Industriale, quindi quel tipo di cannabis priva di effetti psicotropi, utilizzata già per la bioedilizia, per la produzione di farine utili al comparto alimentare, pianta da sfruttare per la bonifica di terreni contaminati (ottima proprietà della Canapa Industriale), per il florovivaismo e per la cosmesi.
Nonostante tutto questo questo, negli ultimi anni il procedimento torinese e gli altri aperti in differenti tribunali del Paese hanno comunque preso il via.
Luca Fiorentino è un imprenditore del settore nonché coinvolto nell’appena concluso processo piemontese con l’archiviazione delle accuse: “Vedo con piacere che diverse agenzie stanno riportando la notizia della maxi inchiesta di Torino, iniziata nel 2023 e avvenuta anche nei miei confronti, finita ovviamente in nulla. I prodotti erano tutti legali e certificati. Archiviazione per tutti gli indagati.
Parliamo di decine di milioni di euro di danni, diverse attività messe in ginocchio, aziende che dovettero chiudere, imprenditori trattati come veri e propri narcos e milioni di euro di soldi pubblici spesi nelle indagini di questo – inutile – procedimento.
Non è il primo caso. Anzi: questa è una notizia per molti, ma la normalità per noi del settore. Negli ultimi anni il comparto ha affrontato centinaia di procedimenti penali che, ovviamente, si sono conclusi con archiviazioni o vittorie giudiziarie prima ancora del dibattimento.
La conclusione di questa vicenda sulla Cannabis Light e la maxi inchiesta di Torino permette di dare un fondamentale punto in più alla causa sulla verità e sulla legittimità dei tanti sforzi imprenditoriali e sul lavoro di tanti dipendenti. Quante altre volte il settore sarà chiamato a ribadirlo?
I vertici dello Stato dovrebbero tutelare questa voce importante dell’agricoltura che potrebbe contribuire -tanto- al Pil nazionale.
È necessario citare quanto già avvenuto in nazioni europee, nordamericane e non solo?
La Cannabis Light e la sentenza del Tribunale di Trento
Con sentenza pubblicata l’8 settembre, anche il tribunale di Trento ha dato parere e sentenza che richiamano la stessa conclusione della magistratura di Torino: sul ricorso presentato da CSI-Canapa Sativa Italia e ICI, quel tribunale, con ordinanza del 5/9/25, pubblicata l’8/9/25, qualifica l’articolo 18 del DL 48/2025 come meramente ricognitivo, così conferma che la canapa resta legale quando priva di effetti droganti ricalcando la Sentenza SSUU della Corte di Cassazione del 2019.
In breve, come comunicato anche da CSI, la norma contestata non può essere sospesa in via cautelare perché di portata troppo generale e astratta nell’ambito degli stupefacenti (DPR 309/1990), però conferma che gli operatori del settore possono continuare a lavorare, in quanto l’attività non è penalmente rilevante se i prodotti derivati non hanno efficacia psicotropa.
Le sentenze del TAR Lazio e la Corte di Giustizia Europea affermano che non è possibile vietare in modo assoluto le infiorescenze se non vi è reale rischio per la salute pubblica.
Riferimenti richiamati in ordinanza: SS.UU. Cass. 30/05/2019 n. 30475; Cass. pen. 21/12/2022 n. 48581; Relazione Cass. n. 33/2025; TAR Lazio nn. 2616/2023 e 2613/2023; CdS feb. 2025 su DM 21-1-2022 - interpretazione neutra rispetto alla L. 242/2016).
Non occorre sottolineare altro…




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